IL MIO SECONDO ROMANZO

Il mio secondo romanzo s'intitola La gabbia criminale, disponibile in libreria da metà ottobre 2010. Editore: Eclissi Editrice. Per saperne di più clicca qui: La gabbia criminale.

IL BOOK-TRAILER DE LA FOSSA COMUNE

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lunedì 28 settembre 2009

giovedì 24 settembre 2009

Intervista al sottoscritto in "Sul Romanzo"


Una mia intervista sull'interessante blog "Sul Romanzo".
Vai a: http://sulromanzo.blogspot.com/2009/09/intervista-ad-alessandro-bastasi.html


Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Ho iniziato a scrivere racconti parecchi anni fa, poi i casi della vita mi hanno deviato su altri percorsi. Ho ripreso qualche anno fa, riflettendo sulla mia esperienza di testimone diretto di un fatto storico tragico e grandioso: la dissoluzione dell’URSS, la fine del PCUS e il trapasso drammatico alla Russia di Eltsin nei primi anni Novanta. Poiché dalla fine del ’90 alla fine del ’93 per lunghi periodi ho vissuto in Russia, ho infatti assistito in prima persona alla trasformazione politica, sociale, culturale di quel paese, l’ho vissuta assieme ai russi con cui lavoravo e con cui ero in contatto. Questa esperienza è stata la molla che mi ha spinto a riprendere in mano la scrittura e a stendere il mio primo romanzo, "La fossa comune", in cui quegli avvenimenti sono non solo lo scenario della vicenda narrata, ma fatti con cui il protagonista si confronta e si scontra. Il fatto che il romanzo sia stato apprezzato da chi l’ha letto mi ha poi convinto a riprovarci con un altro, di tutt’altra ambientazione, ma sempre con lo spirito della testimonianza civile, della riflessione romanzata sulla storia nella quale viviamo, per esplorarne i meandri, gli interstizi, le conseguenze sulle nostre esistenze.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

L’istinto creativo deve essere necessariamente presente, altrimenti non si farebbe letteratura ma, nel mio caso, saggistica o storia. Però, per quello che è il mio modo di intendere la scrittura non è sufficiente. Io produco scrittura se un fatto, una vicenda mi fa riflettere, e mi spinge a condividere con altri queste riflessioni. Quindi l’elemento razionalità deve coesistere con la creatività. Dal loro connubio può nascere una letteratura utile e non solo del rumore, per quanto piacevole possa essere.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Le necessità della vita materiale purtroppo mi impediscono di avere dei metodi rigidi da rispettare, scrivo quindi quando posso, quando mi viene un’idea, quando i personaggi di una storia mi sollecitano a raccontarla. Il mio secondo romanzo, da poco terminato e ancora inedito, è nato così: una lunga gestazione nella mia mente, poi sono stati i personaggi stessi a farsi strada, a sgomitare, a raccontarmi la loro storia, e in due mesi la prima stesura era bell’e che pronta.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Non posso fare a meno, oltre al computer, di post-it e di un piccolo taccuino, nei quali, in fase di preparazione e di scrittura, possa annotare quello che mi viene in mente, uno spunto che, letteralmente, un personaggio mi detta, uno snodo particolarmente felice della storia raccontata… cose del genere, insomma. A volte, soprattutto nella stesura del secondo romanzo, ero per strada e fermavo l’automobile su una piazzola per annotare qualcosa, per non farmela sfuggire.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Amo i classici, i grandi scrittori del passato, sono stati loro a farmi amare la letteratura, a farmi capire lo potenza della parola scritta. In primis Dostoevskij. Poi però sono i contemporanei quelli che vivono e descrivono la nostra epoca, quindi da questo punto di vista li sento più vicini. Non tutti, ovviamente, mi riferisco a quelli che hanno una sensibilità e una concezione della scrittura a me congeniale, da Saramago a Tabucchi, tanto per fare un paio di esempi. Ma pure alcuni recenti scrittori di noir mi stimolano, se per noir intendiamo anche una disanima dello scenario sociale e delle motivazioni che portano alle vicende delittuose raccontate.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

A me sembra che, grazie all’avvento delle nuove tecnologie, il tema cui lei accenna non sia più legato a una localizzazione geografica. Persiste invece, come si diceva un tempo, il problema di “chi detiene i mezzi di produzione”, che in questo caso significa controllo del mercato, distribuzione, diffusione della conoscenza. E, almeno in Italia, l’utilizzo di internet è ancora troppo poco diffuso perché possa essere qui e ora un’alternativa ai canali tradizionali, controllati, appunto, dalle major. Ma la strada è quella, il percorso sarà ancora lungo ma è promettente. A meno che qualcuno non riesca a impossessarsi anche di questo. E purtroppo mi sembra che tentativi in questa direzione siano in corso. Dobbiamo stare allertati.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Me lo ha decisamente migliorato. Non solo perché più vado avanti e più amo scrivere, ma anche perché mi ha consentito di fare chiarezza, prima di tutto nella mia mente, nella mia interiorità, su certi temi, e poi di mettere a disposizione dei lettori le mie riflessioni e i miei dubbi. L’obiettivo della mia scrittura è proporre a chi legge delle rappresentazioni della realtà, del magma in evoluzione che ci circonda e in cui siamo immersi, che siano diverse da quelle “ufficiali”, e stimolare quindi delle visuali, delle angolature, delle percezioni che mettano in crisi, che facciano dubitare. Poi il fatto che questi diversi modi di vedere vengano condivisi o meno non è essenziale, è sufficiente per me che almeno qualche dubbio venga instillato. Se questo accade, il mio obiettivo è raggiunto.

La ringrazio e buona scrittura.



Alessandro Bastasi è nato a Treviso nel 1949. Laureato in fisica all’università di Padova, vive a Milano dove attualmente lavora come amministratore delegato di una società del settore IT. Nella vita ha fatto l’attore e il cronista teatrale, ha scritto molti racconti, pubblicati in vari siti, e il romanzo "La fossa comune" (2008 – 0111 Edizioni). Il suo racconto "Cybernauti" compare nella raccolta "Amore 2.0", edito nel 2009 da Edizioni 9Muse. E’ anche autore del saggio "I mezzi di comunicazione di massa: antitrust e pluralismo" per il movimento Italia Democratica (1994).
Il suo blog è: http://lafossacomune.blogspot.com.

venerdì 11 settembre 2009

Poesia di Andrej Ljublev


Andrej è un importante personaggio del romanzo "La fossa comune", l'alter ego di Vittorio Ronca, in un certo senso. Artista e omosessuale, se vivesse oggi a Mosca Andrej avrebbe sui sessant'anni, e io mi immagino che scriverebbe una poesia come questa:


Ho visto gatti che soffiano impazziti
alle corse affannose dei ritardatari
in una oscura via di Mosca vecchia
alla luce opaca dei lampioni.

Ho visto cani digrignare i denti
alla carcassa di un manzo senza testa
e al macellaio che ride sulla porta
col sangue che gli cola sul grembiule.

Ho visto al parco Gorkj tra i brusii
degli amanti e i colori e i palloncini
gole feroci latrare nei megafoni
a spegnere un sorriso solitario
nel volto dolce di un ragazzo strano.

Voglio riversarmi nelle grigie strade
della Mosca oscena che non è più mia
assieme ai gatti e ai cani e a quel ragazzo strano
ché nel mio buio letto più non veda
un inerte fantoccio dai fianchi molli e pingui.